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Il Lavoro e l'Istruzione - Il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali
Il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali

Il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali

COMMISSIONE PARLAMENTARE per le questioni regionali

PARERE SU ATTI DEL GOVERNO

Schema di decreto legislativo di attuazione della delega conferita dalla legge 15 marzo 1997, n. 59, relativamente al conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti inerenti il mercato del lavoro

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 4 novembre scorso.

Il senatore Luigi VIVIANI, relatore, dopo aver rilevato che i tempi destinati alle sedute della Commissione appaiono inadeguati ad un approfondito esame dei provvedimenti assegnati, illustra la seguente

proposta di parere:

«La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminato lo schema di decreto legislativo di attuazione della delega conferita dalla legge 15 marzo 1997, n. 59, relativo al conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti inerenti il mercato del lavoro,

premesso che

tra le deleghe che la legge n. 59/97 conferisce alle regioni e agli enti locali, quella in esame costituisce una delle più complesse ed importanti, per le innovazioni che determina rispetto alla situazione attuale e per la gravità e rilevanza sociale del problema dell'occupazione nell'attuale fase della vita del nostro Paese;

le trasformazioni tecnologiche ed organizzative nel sistema produttivo e dei servizi, con le profonde ripercussioni nel mondo del lavoro, impongono risposte di qualità diversa, sia nell'adeguamento dell'offerta di lavoro, in termini di preparazione professionale e di propensione alla mobilità, che di individuazione, agevolazione e sostegno della domanda di lavoro;

la positiva regolazione tra domanda ed offerta di lavoro attraverso la realizzazione di un insieme organico ed integrato di interventi formativi, di politiche attive del lavoro e di servizi per l'impiego rappresenta l'obiettivo indispensabile per una efficace lotta contro la disoccupazione;

il dibattito registratosi sulla materia ai vari livelli istituzionali e con le parti sociali ha dimostrato la urgente necessità di ridefinire il quadro delle competenze in tale campo che consenta un intervento integrato e sinergico dei diversi soggetti pubblici e privati e lo sviluppo di un positivo processo di concertazione con le parti sociali in modo da determinare un effettivo salto di qualità nella regolazione del mercato del lavoro, sia in termini di integrazione dei servizi per l'impiego erogati, sia di maggiore aderenza alle esigenze di incontro tra domanda e offerta di lavoro nelle diverse aree territoriali del Paese;

la situazione attuale delle funzioni di regolazione del mercato del lavoro è caratterizzata da una consolidata frammentazione delle competenze tra i diversi soggetti istituzionali (Stato, Regioni, Enti locali) e da una loro disomogenea distribuzione nelle varie aree del paese, con gravi discrasie, conflitti e sovrapposizioni che determinano bassi livelli di efficienza dei servizi erogati ed una loro incidenza marginale nelle dinamiche effettive della domanda e dell'offerta di lavoro;

l'esperienza di conferimento alle regioni delle competenze in materia di formazione professionale finora realizzata, sulla base dell'art. 117 della Costituzione e della legge 845/78, isolata dall'insieme dei servizi dell'impiego, ha dimostrato limiti evidenti soprattutto per una insuperata dicotomia tra interventi formativi e tendenze del mercato del lavoro, aggravata da un insufficiente processo di delega alle province;

i numerosi interventi legislativi in materia di mercato del lavoro, succedutisi negli ultimi decenni, hanno avuto spesso caratteri di parzialità, disorganicità e contraddittorietà nell'attribuzione delle diverse competenze, determinando una situazione di divario tra strumenti, procedure legislative e dinamiche reali;

l'attività dei soggetti istituzionali istituiti o riorganizzati con la legge 56/87 (Commissioni regionali per l'impiego e Agenzie regionali per l'impiego), con l'intento di realizzare una diversa integrazione tra interventi formativi e politiche attive del lavoro, non sono riusciti a raggiungere adeguatamente gli obiettivi prefissati, per un eccesso di subordinazione delle loro competenze al potere centrale del Ministero del lavoro, per l'incompletezza delle competenze stesse e per alcune distorsioni nel rapporto tra i rappresentanti istituzionali e le parti sociali;

rimane pendente presso la Corte di Giustizia delle Comunità Europee un ricorso avverso al monopolio pubblico del collocamento che permane nella legislazione italiana e che risulta contrario ai principi comunitari di libera concorrenza economica e di libera circolazione dei lavoratori nell'ambito del territorio dell'Unione Europea;

l'esigenza di riforma organica della materia in esame, sollecitata da tempo e da più parti, è stata oggetto di ripetute intese concertate tra Governo e parti sociali con gli accordi del 1993, 1996 e di quello del corrente mese di novembre 1997;

l'avvio contestuale della nuova organizzazione regionale pubblica dei servizi per l'impiego e dell'attività di gestione del collocamento da parte di soggetti privati rende necessario ed urgente un processo di qualificazione delle strutture pubbliche, per evitare una loro ulteriore marginalizzazione futura;

data la notevole portata innovativa della riforma prospettata sulle strutture esistenti, necessitano tempi sufficienti a realizzare sia gli adempimenti legislativi sia la loro corretta ed efficace applicazione nelle diverse regioni interessate, senza divaricazioni significative tra l'avvio a regime delle strutture pubbliche e di quelle private;

esprime parere favorevole

Con le seguenti osservazioni e proposte di modifica:

Art. 1. - (Oggetto)

Dopo il comma 1, per rendere più chiari i rispettivi ruoli dei singoli livelli istituzionali ed evitare potenziali conflitti di competenze, inserire un comma 1-bis che reciti:

«Nelle materie oggetto del conferimento della delega spetta alle regioni il ruolo di legislazione, di organizzazione amministrativa integrata dei servizi per l'impiego, di programmazione e concertazione degli interventi, mentre agli enti locali compete la erogazione dei servizi sul territorio».

Art. 3. - (Attività in materia di eccedenze di personale temporanee e strutturali)

In materia di gestione delle eccedenze di personale, in attesa della prevista riforma del sistema di ammortizzatori sociali, oltre a realizzare, a livello regionale, l'esame congiunto con le parti sociali, previsto dal comma 2, si propone di avviare, in una o più regioni, la sperimentazione della gestione decentrata degli ammortizzatori sociali connessi ai processi di crisi e ristrutturazione aziendale, consentendo di decidere la loro concessione entro soglie di dimensione aziendale e di spesa prefissate dal Ministero del lavoro.

Art. 5. - (Commissione regionale per l'impiego)

Al comma 1, dopo le parole «sono trasferite» sostituire la parte successiva con la seguente: «alla commissione regionale permanente tripartita di cui all'art. 4, comma 1, lettera b)».

Art. 6. - (Soppressione di organi collegiali)

Al comma 2 sostituire le parole «entro i sei mesi successivi» con le parole «entro gli otto mesi successivi».

Art. 7. - (Personale)

Al comma 2 aggiungere alla fine le parole «8 e tenuto conto delle esigenze funzionali del nuovo assetto dei servizi».

Nelle more del trasferimento del personale del Ministero del lavoro alle regioni è necessario realizzare, per tutto il personale coinvolto, previa intesa nei comitati Stato-Regioni e Stato-Città, un programma formativo di base incentrato sulle nuove mansioni che verranno richieste, destinando allo scopo le necessarie risorse finanziarie.

Art. 10. - (Attività di mediazione)

La Commissione apprezza, in generale, le tipologie dei soggetti privati, del privato sociale e degli enti non commerciali individuati come idonei a realizzare l'attività di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro collaborando con le strutture pubbliche. In tale ambito peraltro appare eccessivamente estensiva la indicazione, al comma 2, di ««organizzazioni»» che va eliminata.

Il sistema sanzionatorio va definito in modo più completo, precisando che la revoca dell'autorizzazione interviene anche nei comportamenti indicati ai commi 7 (comportamenti discriminatori) e 9 (prestazioni non gratuite nei confronti dei lavoratori).

Al comma 13 sostituire le parole «a decorrere dal dodicesimo mese dalla data di entrata in vigore del presente decreto» con le parole «a decorrere dall'ottavo mese dalla data di entrata in vigore della legge regionale di cui all'art. 4, comma 1 del presente decreto...»

Art. 11. - (Sistema informativo lavoro)

Al comma 2 alla fine aggiungere: «nonchè, tramite convenzione, dal sistema informativo sull'occupazione e la formazione realizzato dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura».

Al comma 3 dopo le parole «enti locali», aggiungere le parole «territoriali e funzionali».

Art. 11-bis. - (Lavoratori italiani che prestano attività all'estero)

Va ridefinita la procedura di autorizzazione per tali lavoratori, attualmente rilasciata dal Ministero del Lavoro, sentito il Ministero degli Affari esteri, precisando se essa debba rimanere, come pare logico, tale e quale, o se l'autorizzazione debba essere rilasciata dalle regioni».

Il senatore Salvatore LAURO, dopo aver fatto presente che il proprio gruppo era intenzionato a presentare emendamenti sulla proposta di parere, ma, evidentemente per un fraintendimento, ciò non è stato possibile, dichiara di non condividere la proposta formulata dal relatore. In particolare, sottolinea che lo schema di decreto non si adegua integralmente alla normativa europea. Al riguardo ritiene di dover prospettare la possibilità di un ricorso al Mediatore europeo.

Avanza delle perplessità sugli articoli 1, 4 e 7 dello schema di decreto e sottolinea che l'articolo 10, pur eliminando il monopolio pubblico, non porterà ad un vero sistema concorrenziale ma ad una situazione di oligopolio, se non di «sindacatopolio».

 

Il deputato Riccardo MIGLIORI, dopo aver sottolineato che in Italia le politiche del lavoro sono state caratterizzate da un alto grado di incomunicabilità tra i livelli istituzionali, condivide le perplessità avanzate dal senatore Lauro, in quanto, se è vero che con il provvedimento all'esame si attiva una delega assai importante sulla via della semplificazione, nel contempo viene limitata e vincolata fortemente l'autonomia regionale, specialmente per gli aspetti che riguardano l'organizzazione dei servizi per il lavoro. Osserva, ad esempio, che non è operazione corretta, da un punto di vista regionalistico, imporre a regioni di piccole dimensioni la creazione di un apposito ente regionale. Avanza il dubbio che il provvedimento tenga maggiormente conto delle esigenze del Ministero del lavoro piuttosto che di quelle delle regioni.

Il Sottosegretario di Stato, Elena MONTECCHI, dopo aver riconosciuto che indubbiamente il provvedimento presenta «luci ed ombre», nega che vi sia stato un tentativo per limitare l'autonomia regionale, in quanto, al contrario, si è cercato di definire un equilibrato rapporto fra i diversi livelli istituzionali. Precisa, in particolare, che saranno apportate delle modifiche correttive relativamente alla disciplina dell'ente strumentale regionale. Sottolinea, inoltre, che si è tenuto conto della normativa e dei parametri europei e, per quanto riguarda il rilascio delle autorizzazioni all'attività di mediazione, fa presente che nessun paese europeo lo consente in via decentrata. In merito alle osservazioni e alle proposte di modifica formulate dal senatore Viviani, ritiene che quelle relative all'articolo 1 e all'articolo 7, secondo capoverso e all'articolo 11-bis possano essere accolte come raccomandazioni da parte del Governo; per quanto riguarda l'osservazione relativa all'articolo 5, la accoglie limitatamente al riferimento all'articolo 4, lettera b); concorda con l'osservazione di cui all'articolo 7, primo capoverso e con le osservazioni relative all'articolo 10, suggerendo peraltro una riformulazione di quella concernente il comma 13, nel senso di far riferimento a tempi congrui, decorrenti comunque dalla data di entrata in vigore della legge regionale di cui all'articolo 4, comma 1 del decreto. Non condivide le restanti osservazioni.

Il senatore Luigi VIVIANI, tenuto conto del dibattito svoltosi, riformula, quindi, la propria proposta di parere nei seguenti termini:

«La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminato lo schema di decreto legislativo di attuazione della delega conferita dalla legge 15 marzo 1997, n. 59, relativo al conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti inerenti il mercato del lavoro,

premesso che

tra le deleghe che la legge n. 59/97 conferisce alle regioni e agli enti locali, quella in esame costituisce una delle più complesse ed importanti, per le innovazioni che determina rispetto alla situazione attuale e per la gravità e rilevanza sociale del problema dell'occupazione nell'attuale fase della vita del nostro Paese;

le trasformazioni tecnologiche ed organizzative nel sistema produttivo e dei servizi, con le profonde ripercussioni nel mondo del lavoro, impongono risposte di qualità diversa, sia nell'adeguamento dell'offerta di lavoro, in termini di preparazione professionale e di propensione alla mobilità, che di individuazione, agevolazione e sostegno della domanda di lavoro;

la positiva regolazione tra domanda ed offerta di lavoro attraverso la realizzazione di un insieme organico ed integrato di interventi formativi, di politiche attive del lavoro e di servizi per l'impiego rappresenta l'obiettivo indispensabile per una efficace lotta contro la disoccupazione;

il dibattito registratosi sulla materia ai vari livelli istituzionali e con le parti sociali ha dimostrato la urgente necessità di ridefinire il quadro delle competenze in tale campo che consenta un intervento integrato e sinergico dei diversi soggetti pubblici e privati e lo sviluppo di un positivo processo di concertazione con le parti sociali in modo da determinare un effettivo salto di qualità nella regolazione del mercato del lavoro, sia in termini di integrazione dei servizi per l'impiego erogati, sia di maggiore aderenza alle esigenze di incontro tra domanda e offerta di lavoro nelle diverse aree territoriali del Paese;

la situazione attuale delle funzioni di regolazione del mercato del lavoro è caratterizzata da una consolidata frammentazione delle competenze tra i diversi soggetti istituzionali (Stato, Regioni, Enti locali) e da una loro disomogenea distribuzione nelle varie aree del paese, con gravi discrasie, conflitti e sovrapposizioni che determinano bassi livelli di efficienza dei servizi erogati ed una loro incidenza marginale nelle dinamiche effettive della domanda e dell'offerta di lavoro;

l'esperienza di conferimento alle regioni delle competenze in materia di formazione professionale finora realizzata, sulla base dell'art. 117 della Costituzione e della legge 845/78, isolata dall'insieme dei servizi dell'impiego, ha dimostrato limiti evidenti soprattutto per una insuperata dicotomia tra interventi formativi e tendenze del mercato del lavoro, aggravata da un insufficiente processo di delega alle province;

i numerosi interventi legislativi in materia di mercato del lavoro, succedutisi negli ultimi decenni, hanno avuto spesso caratteri di parzialità, disorganicità e contraddittorietà nell'attribuzione delle diverse competenze, determinando una situazione di divario tra strumenti, procedure legislative e dinamiche reali;

l'attività dei soggetti istituzionali istituiti o riorganizzati con la legge 56/87 (Commissioni regionali per l'impiego e Agenzie regionali per l'impiego), con l'intento di realizzare una diversa integrazione tra interventi formativi e politiche attive del lavoro, non sono riusciti a raggiungere adeguatamente gli obiettivi prefissati, per un eccesso di subordinazione delle loro competenze al potere centrale del Ministero del lavoro, per l'incompletezza delle competenze stesse e per alcune distorsioni nel rapporto tra i rappresentanti istituzionali e le parti sociali;

rimane pendente presso la Corte di Giustizia delle Comunità Europee un ricorso avverso al monopolio pubblico del collocamento che permane nella legislazione italiana e che risulta contrario ai principi comunitari di libera concorrenza economica e di libera circolazione dei lavoratori nell'ambito del territorio dell'Unione Europea;

l'esigenza di riforma organica della materia in esame, sollecitata da tempo e da più parti, è stata oggetto di ripetute intese concertate tra Governo e parti sociali con gli accordi del 1993, 1996 e di quello del corrente mese di novembre 1997;

l'avvio contestuale della nuova organizzazione regionale pubblica dei servizi per l'impiego e dell'attività di gestione del collocamento da parte di soggetti privati rende necessario ed urgente un processo di qualificazione delle strutture pubbliche, per evitare una loro ulteriore marginalizzazione futura;

data la notevole portata innovativa della riforma prospettata sulle strutture esistenti, necessitano tempi sufficienti a realizzare sia gli adempimenti legislativi sia la loro corretta ed efficace applicazione nelle diverse regioni interessate, senza divaricazioni significative tra l'avvio a regime delle strutture pubbliche e di quelle private;

esprime parere favorevole

con le seguenti raccomandazioni:

In relazione all'articolo 1, nelle materie oggetto del conferimento della delega andrebbe chiarito che spetta alle regioni il ruolo di legislazione, di organizzazione amministrativa integrata dei servizi per l'impiego, di programmazione e concertazione degli interventi, mentre agli enti locali compete l'erogazione dei servizi sul territorio.

Per quanto riguarda l'articolo 3, in materia di gestione delle eccedenze di personale, in attesa della prevista riforma del sistema di ammortizzatori sociali, oltre a realizzare, a livello regionale, l'esame congiunto con le parti sociali, previsto dal comma 2, si propone di avviare, in una o più regioni, la sperimentazione della gestione decentrata degli ammortizzatori sociali connessi ai processi di crisi e ristrutturazione aziendale, consentendo di decidere la loro concessione entro soglie di dimensione aziendale e di spesa prefissate dal Ministero del lavoro.

In ordine all'articolo 7, relativo al personale, nelle more del trasferimento del personale del Ministero del lavoro alle regioni è necessario realizzare, per tutto il personale coinvolto, in accordo con le regioni, un programma formativo di base incentrato sulle nuove mansioni che verranno richieste, destinando allo scopo le necessarie risorse finanziarie.

Per quanto riguarda il problema dei lavoratori italiani che prestano attività all'estero, va ridefinita la procedura di autorizzazione per tali lavoratori, attualmente rilasciata dal Ministero del Lavoro, sentito il Ministero degli Affari esteri, precisando se essa debba rimanere, come pare logico, tale o se l'autorizzazione debba essere rilasciata dalle regioni;

e con le seguenti osservazioni:

Con riferimento all'articolo 5, relativo alla commissione regionale per l'impiego, nel trasferimento delle funzioni va adeguatamente valorizzato il conferimento alla commissione regionale permanente tripartita, di cui all'articolo 4, primo comma, lettera b).

In relazione all'articolo 7, riguardante il personale, si propone di aggiungere, al comma 2, in fine, le parole «8 e tenuto conto delle esigenze funzionali del nuovo assetto dei servizi».

Per quanto concerne l'articolo 10, relativo all'attività di mediazione, la Commissione apprezza, in generale, le tipologie dei soggetti privati, del privato sociale e degli enti non commerciali individuati come idonei a realizzare l'attività di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro collaborando con le strutture pubbliche. In tale ambito peraltro appare eccessivamente estensiva la indicazione, al comma 2, di «organizzazioni» che va eliminata.

Il sistema sanzionatorio va definito in modo più completo, precisando che la revoca dell'autorizzazione interviene anche nei comportamenti indicati ai commi 7 (comportamenti discriminatori) e 9 (prestazioni non gratuite nei confronti dei lavoratori).

Al comma 13 è opportuno far riferimento, come termine di decorrenza, alla data di entrata in vigore della legge regionale di cui all'art. 4, comma 1 del decreto legislativo e, da tale data, prevedere un congruo periodo di tempo al fine di consentire un contestuale assetto a regime delle strutture pubbliche con l'avvio dell'attività dei soggetti privati».

La Commissione approva a maggioranza.

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